Per un drappo di seta

Giacomo Massoni

28.10.15

“No, the Palio it’s just a show;

having no meaning in particoular…”

 

[A. Huxley, The Palio at Siena]

È una straordinaria metafora della vita, una concezione complessa e singolare del mondo. Intellettuali, sociologi e antropologi di fama internazionale ne hanno ricercato da sempre significati e associazioni profonde. Ma il senso originario, l’espressione più autentica che annualmente sospende un’intera comunità nell’eternità di una corsa di appena 80 secondi, sfugge ogni interpretazione.

 

Che si faccia tutto per un drappo di seta? Beh, alla fine dei giochi si può vedere anche così. Il solo premio “materiale” e tangibile del Palio di Siena consiste infatti un rettangolo di stoffa largo 80 cm e lungo 2 metri e mezzo. E per appenderlo nel proprio museo, a fianco agli altri “cenci” conquistati nel corso dei secoli, ogni contrada e ogni contradaiolo spenderà gran parte della propria vita, dei propri affetti, dei propri denari.

 

Che richiami metaforicamente il mantello della Vergine Maria, protettrice della città, oppure il pallium (o veste) di una prostituta, il drappellone è il giusto emblema dello straordinario intreccio di sacro e profano di cui è intessuta la “corsa dell’anima”.

It's the laboratory the place where we work and study. Here, observing and reflecting, we do practice. It's the storehouse in which collect the imprinted signs along the way.

Fino al secondo dopoguerra il Palio era dipinto quasi sempre dagli stessi artisti stipendiati dal Comune; l’iconografia si ripeteva pressoché immutata da un anno all’altro con la sola differenza dell’effige alternata della Madonna: a luglio la Vergine di Provenzano, ad Agosto l’Assunta in cielo. Per il resto venivano riportati i simboli araldici delle contrade, della città e dei suoi terzi, del sindaco e delle altre istituzioni oltre alla data della corsa.

 

Negli ultimi decenni l’amministrazione comunale, forse ultimo esempio di committenza pubblica di un’opera d’arte pittorica, ha dato incarico ad artisti di chiara fama di dipingere il Palio d’Agosto. Tra i più celebri, tanto applauditi quanto fischiati nelle presentazioni ufficiali che si svolgono nel cortile di Palazzo Pubblico, si ricordano i dipinti di Mino Maccari, Renato Guttuso, Valerio Adami, Gerard Fromanger, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Fernando Botero, Igor Mitoraj e Tullio Pericoli.

Lo scorso inverno il Comune di Siena ha bandito un concorso pubblico per la realizzazione del drappellone di Luglio, la cui esecuzione è rimasta invece, tradizionalmente, prerogativa di artisti senesi.

 

Alle consuete richieste iconografiche si è aggiunta la dedicazione all’anniversario del miracolo eucaristico delle Sacre Particole, conservate intatte nella Basilica di San Francesco dopo essere state trafugate e ritrovate nell’agosto del 1730.

 

Il concorso è stato vinto dall’artista Francesco Mori: il palio del 2 Luglio 2015 è oggi conservato nel museo della Contrada della Torre.

È ben dipinto, elegante, d’indubbio effetto ed equilibrato nella composizione. I contradaioli della torre, però, avrebbero accolto con lo stesso entusiasmo questo drappo di seta anche se fosse stato completamente bianco.

Bozzetto_Giacomo Massoni_Palio Luglio 2015

Il bozzetto nelle foto è di Giacomo Massoni, come gli altri esposto nella mostra "Artisti per un palio" (5-31.10.2015, Chiostro di San Gherardo, Basilica di San Francesco_ Siena)

Bozzetto_Giacomo Massoni_Palio Luglio 2015

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