La grafia della luce

 

Michele Grazzini

17.01.16

“Vi fu un tempo nel quale coloro che esercitavano la fotografia erano considerati poco meno che stregoni”(1). In effetti c'è qualcosa di sbalorditivo dietro la riproduzione di immagini e della loro permanente registrazione su una superficie fotosensibile. Alla base di tutto questo vi è  però una precisa tecnica, una serie di operazioni basate su leggi ottiche, fisiche e chimiche che, se svolte correttamente, riescono a restituire l'immagine fotografica.

It's the laboratory the place where we work and study. Here, observing and reflecting, we do practice. It's the storehouse in which collect the imprinted signs along the way.

Veglia, Banco ottico e sviluppo in camera oscura - ©michelegrazzini / inverno 2010

Qualche anno fa mi trovai ad intraprendere un corso pratico di fotografia presso la Facoltà di Architettura di Firenze (2).

Il corso non mirava tanto a fornire nozioni artistico/compositive ma si concentrava piuttosto sulla tecnica fotografica, la quale veniva messa subito in pratica, spesso utilizzando strumenti spartani appositamente costruiti.

Tra le molte cose che ho imparato ciò che più mi colpì fu l'attenzione necessaria a controllare tutti i fattori in gioco sia durante lo scatto che durante lo sviluppo in camera oscura; bastava un attimo per rovinare tutto, sprecando tempo e denaro. Allo stesso tempo però, questo sforzo mi ha permesso di comprendere meglio il funzionamento degli strumenti e porre l'attenzione su alcuni aspetti che spesso, utilizzando apparecchi più sofisticati che facilitano tutto il procedimento, vengono trascurati.

Un modo dunque per avere più di consapevolezza dell'atto del fotografare e riscoprirne i principi che stanno alla base.

 

Ecco alcuni degli esercizi ed esperimenti più significativi che feci con scatole per scarpe, un banco ottico rudimentale costruito da me e mio nonno e con una macchina a pellicola.

LO STENOSCOPIO

 

Tutta la tecnica fotografica si basa sul principio di funzionamento della camera oscura, un dispositivo ottico costituito da una scatola a tenuta di luce con un foro molto piccolo su uno dei lati, che lascia entrare la luce all’interno.

Passando per questo foro molto piccolo (stenopeico), la luce riflessa dagli oggetti, che si propaga in modo rettilineo, entra nella scatola fino a proiettare l’immagine sulla parete opposta.

Analogamente a quanto avviene nel nostro sistema visivo, l’immagine proiettata apparirà ribaltata e speculare rispetto alla realtà.

L’immagine risulta tanto più nitida quanto più il foro è preciso e piccolo, in modo da ridurre al minimo i circoletti di confusione che vengono a crearsi sul piano di proiezione.

Cambiando il tiraggio, cioè la distanza fra il foro e il piano immagine, varia l’ampiezza del campo inquadrato e la dimensione dell’immagine proiettata.

Ponendo al posto dello schermo dove viene proiettata l’immagine un materiale fotosensibile, si ottiene la fotografia di tale immagine.

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Es1,Foro stenopeico - ©michelegrazzini / inverno 2010

Es2,Firenze, Foro stenopeico, positivo e negativo - ©michelegrazzini / inverno 2010

LA LENTE

 

Ponendo una lente al posto del foro stenopeico solo determinati punti, posti ad una certa distanza, verranno messi a fuoco senza creare circoletti di confusione.

La messa a fuoco dipende dalla distanza focale (tiraggio), cioè dalla distanza tra la lente e il piano focale; aumentando la distanza focale verranno messi a fuoco soggetti più vicini e viceversa.

La qualità dell’immagine proiettata è superiore a quella che si ottiene tramite il foro stenopeico.

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Es3, Lente, tiraggio e focale fissi - ©michelegrazzini / inverno 2010

Es4, Lente, tiraggio e focale fissi - ©michelegrazzini / inverno 2010

LA FOTOGRAFIA STEREOSCOPICA

 

E’ possibile rendere l’aspetto di tridimensionale di una scena vincolando gli occhi a guardare due immagini distinte che differiscono di prospettiva.

Per ottenere immagini stereoscopiche è sufficiente eseguire due fotografie del medesimo soggetto,spostando il punto di ripresa di circa 6 cm (distanza interoculare) dalla prima alla seconda.

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Es5, Fografie stereoscopiche - ©michelegrazzini / inverno 2010

PROSPETTIVA DI PIANI

 

Inclinando l’asse ottico in modo non ortogonale alla figura piana inquadrata alcune linee che nella realtà sono parallele convergono verso  un punto di fuga proprio. Tale fenomeno è detto delle linee cadenti.

La condizione necessaria e sufficiente affinché non si determinino linee cadenti (convergenti) nella rappresentazione di un soggetto piano, è che il piano focale sia parallelo al piano soggetto.

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Es6, Le nove tipologie di prospettiva dei piani - ©michelegrazzini / inverno 2010

PROSPETTIVA DI SOLIDI

 

Riprendendo un oggetto da un punto molto distante si ottiene una sua rappresentazione assonometrica. Più l'oggetto viene ripreso da una distanza prossima, più le linee che nella realtà sono parallele, convergono in determinati punti chiamati fuochi.

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Es7, Variazione della prospettiva al variare della distanza- ©michelegrazzini / inverno 2010

PROSPETTIVA DELLO SPAZIO

 

Inquadrando gli oggetti da un punto di vista lontano, lo spazio che intercorre tra essi appare “schiacciato”.

Es8, Dilatazione e compressione dello spazio - ©michelegrazzini / inverno 2010

Es9, Dilatazione e compressione dello spazio - ©michelegrazzini / inverno 2010

DECENTRAMENTO

 

Per decentramento si intende la traslazione rigida, perpendicolare all’asse ottico, del piano principale rispetto al piano focale, operata per inquadrare correttamente il soggetto evitando il fenomeno delle linee cadenti in fase di ripresa.

Le tre foto seguenti rappresentano: 1. inclinazione dell'asse ottico, 2,. asse ottico ortogonale all'oggetto, 3. asse ottico ortogonale e decentramento.

Es10, Decentramento, Banco ottico - ©michelegrazzini / inverno 2010

CONTROLLO DELLA PROSPETTIVA

 

Variando la lunghezza focale la prospettiva non cambia. La prospettiva varia al variare del punto di vista.

Le due foto seguenti sono scattate dallo stesso punto ma con focali differenti: la prospettiva delle due immagini è identica.

Es11, Prospettiva, Banco ottico - ©michelegrazzini / inverno 2010

MACRO-FOTOGRAFIA

 

Quando il rapporto di riproduzione di un oggetto è maggiore o uguale a 1 si parla di macro-fotografia.

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Es12, Macro-fotografia - ©michelegrazzini / inverno 2010

PROFONDITÀ DI CAMPO

 

La profondità di campo è la zona compresa tra il primo e l’ultimo soggetto messi sufficientemente a fuoco. Il punto di fuoco divide la profondità di campo in una zona prossima e in una remota, più estesa. Il limite prossimo e il limite remoto sono i due margini della profondità di campo. L’ampiezza della profondità di campo è data da tre fattori: dalla lunghezza della focale, la distanza dall'oggetto e dal diaframma.

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Es13, Variazione della profondità di campo al variare del diaframma - ©michelegrazzini / inverno 2010

CONTRASTO

 

Il contrasto può essere regolato in fase di sviluppo.

Per accentuare il contrasto, la pellicola deve essere sovra-sviluppata. Per far questo è necessario sotto-esporre al momento dello scatto. Viceversa per ridurre il contrasto.

Es14, Contrasto, Macchina a pellicola - ©michelegrazzini / inverno 2010

GLI ESPOSIMETRI

 

Esperimenti su oggetti bianchi e neri.

L’esposimetro a luce riflessa non tiene conto dei colori ma si limita a fornire valori in relazione alla quantità di luce che essi riflettono.

 

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Es15, Esposimetri, Macchina a pellicola - ©michelegrazzini / inverno 2010

SOGGETTI IN MOVIMENTO

 

Agendo sui tempi di esposizione e sulle modalità di ripresa si ottengono  effetti diversi:

1. Soggetto mosso, 2.Effetto panning, 3. Azione bloccata.

Es16, Movimento, Macchina a pellicola - ©michelegrazzini / inverno 2010

TEMPI DI POSA LUNGHI

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Es17, Pontile Lido di Camaiore, Macchina a pellicola - ©michelegrazzini / inverno 2010

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Es18, Via Sarzanese, Banco ottico - ©michelegrazzini / inverno 2010

ATTREZZATURA

Banco ottico e scatole fotografiche - ©michelegrazzini

Banco ottico - ©michelegrazzini

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Note:

  1. Luigi Sassi, I primi passi in fotografia, Milano, Hoepli, 1920
  2. Si ringrazia gli architetti Paolo Brandinelli e Stefano Feragli, docenti del corso di Storia e Tecnica della Fotografia presso l'Università di Firenze.

©imprintedsigns 2015-17