L'arcobaleno in bianco e nero

Giacomo Massoni

21.12.15

Quando si fa ritorno a Siena, ogni volta, ci si sorprende di ritrovarla uguale a se stessa, così com’era e com’è; come l’avevamo lasciata.

Viene quasi da entrarvi in punta di piedi, come per non turbare il sonno di un bambino appena addormentato. È vero, Siena dorme.

It's the laboratory the place where we work and study. Here, observing and reflecting, we do practice. It's the storehouse in which collect the imprinted signs along the way.

Ingresso pedonale  - ©giacomomassoni / Winter 2015

Complesso multifunzionale ex-Socini_Siena- NTM architetti Associati_Carlo Nepi Mario Terrosi_Architettura moderna contemporanea toscana_colore

ingresso da via Simone Martini - ©giacomomassoni / Winter 2015

Siena sogna -e continua a sognare ormai da qualche secolo- i fasti della sua grandezza, lo splendore di una Repubblica che, nei periodi d’oro, ha lottato per il primato politico, culturale ed economico.

Ma il rischio del sogno ricorrente è che pian piano si impossessi della realtà per crearne una parallela, per cercare un nascondiglio da una contemporaneità avvertita come troppo ingombrante.

È la legge di ogni presente che prima degrada in storia e poi, inevitabilmente, in nostalgia.

Giunto ormai il tempo di destarci dal torpore dei nostalgici ricordi, è giusto continuare a sognare, sì, ma con un occhio volto ai tempi che ci attendono.

Ripartire dalle periferie, dai margini cittadini più abitati ma più poveri di relazioni sociali, è oggi una delle sfide più stimolanti ed incombenti.

Complesso multifunzionale ex-Socini_Siena- NTM architetti Associati_Carlo Nepi Mario Terrosi_Architettura moderna contemporanea toscana_colore

Prospetto verso la zona industriale Toselli - ©giacomomassoni / Winter 2015

Carlo Nepi, progettista senese con Mario Terrosi e i collaboratori dello studio associato, ha raccolto questa sfida realizzando tra il 2010 e il 2014 un complesso multifunzionale (appartamenti, uffici, negozi) nel vuoto urbano dell’ex distilleria Socini.

Siamo in un luogo delicato e prezioso, a ridosso delle mura orientali della città che cingono, come una veste, il centro storico: testimonianza del genio creativo dell’uomo, per la continuità e l’unità del disegno patrimonio dell’umanità ormai da vent’anni.

Nepi sa bene che costruire significa contribuire ad una lenta trasformazione, ad uno sviluppo ininterrotto e contenuto ma che è condizione imprescindibile per la vita delle città.

Costruire vuol dire cioè, lo si voglia o meno, imprimere il segno dell'uomo su un paesaggio che ne rimarrà modificato per sempre. È per questo che rifiuta ogni atteggiamento mimetico con il contesto, termine oggi tanto abusato quanto incompreso.

complesso multifunzionale ex Socini - ©giacomomassoni / Winter 2015

È però innegabile che ci sia nel ricercato disegno dell’impianto progettuale una continuità e una sintonia anzitutto a scala territoriale.

L’area appartiene difatti ad una zona in trasformazione da oltre un secolo; da quando cioè lungo tutta la valle del Riluogo fu prima la volta di Angiolo Mazzoni con la nuova stazione ferroviaria e poi, più recentemente, di Augusto Mazzini con il Centro Direzionale del Mps.

Si parla sempre in occasione di interventi come questo di genius loci, spirito del luogo; ma dello spirito del tempo, zeitgeist, nessuno sembra ricordarsi mai.

La sfida è riuscire a interpretarli entrambi, senza timori pregiudiziali o condizionamenti di sorta. Senza nascondersi nell’edilizia convenzionale, senza svanire in una sorta di cupio dissolvi nelle nebbie della sterile applicazione di ottusi precetti burocratici e “urbanistici”.

complesso multifunzionale ex Socini - ©giacomomassoni / Winter 2015

Dall’intervento emerge, al contrario, il desiderio di rivendicare un ruolo sociale, quello del progettista, purtroppo oggi al livello minimo di considerazione pubblica.

Ecco che, laddove il gomitolo del tessuto urbano rischierebbe di aggrovigliarsi, l’architetto come col pettine di un telaio imbastisce la trama del nuovo insediamento.

Nepi stesso dichiara di riferirsi alle esperienze europee del mat building accomunate dall’elemento ordinatore della piastra a tappeto. La metafora tessile non è del resto casuale, richiamando volontariamente il tema della “ricucitura urbana” più che mai attuale nel dibattito sulle periferie.

complesso multifunzionale ex Socini - ©giacomomassoni / Winter 2015

Si è subito gridato, manco a dirlo, alla cementificazione; “colpa” di un utilizzo forse brutalista ma sincero di materiali moderni come vetro, alluminio e gres porcellanato.

E ancora, come se non bastasse, quelle “finestre colorate!”. Ritenute da alcuni come l’ultimo, l’ennesimo, grande sfregio all’immutabile e rara bellezza della Siena medievale, frutto in realtà come è noto di un continuo rimescolarsi di stili e di revivals.

Parafrasando quello che Karl Krauss disse di Vienna, devo comunicare agli esteti qualcosa di rovinoso: è esistito un tempo in cui anche la vecchia Siena era nuova!

Complesso multifunzionale ex-Socini_Siena- NTM architetti Associati_Carlo Nepi Mario Terrosi_Architettura moderna contemporanea toscana_colore

il complesso illuminato in una foto di Carlo Vigni

Ma c’è, purtroppo, dell’altro: sembra proprio che l’idea di un edificio che produce energia sufficiente per sé e per gli altri non sia ancora diffusamente compresa. Il complesso, grazie ai suoi involucri, pareti ventilate, coperture verdi, pannelli fotovoltaici e solari, sonde geotermiche profonde 100m, impianti led autoregolanti, poteva restare acceso (proprio come il faro di un porto) per tutta la notte e a costo zero. Uno spreco eccessivo forse agli occhi dei benpensanti; chi dorme, c’era da aspettarselo, lo vuol fare a luce spenta. Il risultato: il porto senza faro sembra oggi già un porto abbandonato.

Corrado Forlin - Splendore simultaneo del Palio di Siena (1937)

Corrado Forlin - Splendore simultaneo del Palio di Siena (1937)

Solo il tempo decreterà il successo o il fallimento dell’edificio così come la qualità delle relazioni umane e l’utilizzo di chi vivrà i suoi spazi.

Quando si farà ritorno a Siena la si troverà come sempre un po’ più familiare e più simile a come l’avevamo lasciata; anche le “finestre colorate” troveranno una inaspettata sintonia con le vicine persiane carezzate dalla seta dei vessilli in un “tripudio di bandiere e di colori”.

 

I colori della sbandierata della vittoria, subito prima del Palio di Siena_ Bandiere alfieri palio siena colori piazza del campo_architettura

I colori della sbandierata della vittoria, subito prima del Palio di Siena

È qui che per Silvio Gigli “Siena trionfa immortale”: nell’arcobaleno sprigionato dalle diciassette contrade, la sintesi più straordinaria della sua balzanità, del suo essere sia bianco sia nero.

Città giustamente gelosa e fiera custode della sua eredità, dovrà non solo mantenere ma arricchiere sempre più il suo patrimonio cominciando, perché no, a leggere e codificare i nuovi linguaggi dell’architettura, il teatro delle nostre vite. Ce n’è estremo bisogno.

Complesso multifunzionale ex-Socini_Siena- NTM architetti Associati_Carlo Nepi Mario Terrosi_Architettura moderna contemporanea toscana_colore

Tramonto, in attesa di accendere le luci_foto di Carlo Vigni

Quando poi sarà il momento di svegliarsi si potrà anche riaccendere

la luce (forse).

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